
Dai Kart Birel alle vetture Tatuus motorizzate ATM: Zoe Florescu racconta il suo percorso nel motorsport
Dal Karting alle Monoposto: il percorso di Zoe Florescu attraverso l’ecosistema Korus
Ogni percorso nel motorsport ha un punto d'inizio, e il karting è dove vengono costruite le fondamenta di ogni carriera. È qui che prende forma la fiducia in sé stessi, si sviluppa la capacità di competere in pista e di comprendere il comportamento della vettura. Il passaggio alle monoposto poi, porta con sé una nuova serie di sfide, richiedendo ai piloti di affinare la qualità dei propri feedback tecnici, analizzare i dati in modo più approfondito e adattarsi a un ambiente competitivo più complesso.
Zoe Florescu ha vissuto in prima persona questa evoluzione. Dopo aver trascorso gran parte della sua carriera nel karting con Birel, è passata alle monoposto, gareggiando nei campionati di Formula 4 spagnola e italiana con vetture Tatuus equipaggiate con propulsori ATM, fino a debuttare in F1 Academy come Wild Card a Zandvoort.
Il suo percorso riflette l’ampiezza delle competenze presenti all’interno del Korus Group, le cui aziende coprono diverse fasi della piramide del motorsport, e sebbene ogni passaggio comporti nuove esigenze, le conoscenze, le relazioni e le esperienze maturate lungo il cammino continuano a contribuire alla sua crescita.
In questa intervista, Zoe ripercorre proprio il ruolo che il karting ha avuto nello sviluppo della sua fiducia, gli adattamenti tecnici necessari per competere in Formula 4, l’esperienza vissuta durante un weekend di Formula 1 e l’importanza di vedere sempre più donne avanzare nel motorsport. La sua storia ricorda inoltre che la crescita non è fatta solamente di risultati, ma anche delle persone che aiutano i piloti a credere nel proprio potenziale e del lavoro che trasforma quella fiducia in progresso concreto.
Hai iniziato la tua carriera nel motorsport con il karting prima di passare alle monoposto. Qual è l’insegnamento più importante che il karting ti ha lasciato e che porti ancora con te oggi?
Credo che la lezione più importante che il karting mi abbia insegnato sia quanto la fiducia in sé stessi influenzi la guida e i risultati. Quando ho iniziato a competere a livello internazionale, non ero una pilota particolarmente conosciuta e correvo con un team di piccole dimensioni. Essere l’unica ragazza in un gruppo composto quasi esclusivamente da ragazzi, molti dei quali supportati da squadre più grandi e meglio equipaggiate, poteva spaventare.
Stavo anche affrontando il passaggio dal karting nazionale a quello internazionale, quindi mi è servito del tempo per adattarmi. Ma man mano che mi sono sentita più a mio agio in un contesto così competitivo, in particolare nella KZ2, i risultati hanno iniziato a migliorare e oggi vedo lo stesso processo anche in Formula 4. Gara dopo gara mi sento sempre più a mio agio, mi adatto alle condizioni e imparo a mettere insieme tutti gli elementi necessari per raggiungere i miei obiettivi.
Questa esperienza mi ha insegnato quanto sia importante credere in sé stessi e anche se nel passaggio dal karting alle monoposto si vivono molti cambiamenti, l’aspetto mentale classico del racing rimane simile. Spesso ripenso alle mie ultime gare con Birel, in particolare al Campionato del Mondo KZ2, e cerco di sfruttare quell’esperienza per mantenere una mentalità positiva.
Sei cresciuta nel mondo Birel, un marchio con una storia importante nel karting. Cosa ha significato per te far parte della famiglia Birel e c’è qualcosa di quell’esperienza che ti accompagna ancora oggi?
Birel ha avuto un ruolo davvero importante nel mio sviluppo come pilota. Ho trascorso quasi tutta la mia carriera nel karting con loro. C’è stato un solo anno in cui ho vinto il programma FIA Girls on Track e ho ottenuto la possibilità di correre con un altro marchio, un’opportunità che ovviamente ho deciso di cogliere. Per il resto, tutti i miei anni nel karting internazionale sono stati con Birel.
Quelle stagioni mi hanno aiutato a costruire basi solide, sia come pilota sia nelle interazioni con il team che avevo attorno. Nelle mie ultime stagioni nel karting ho avuto Daniel Vasile come coach, che mi ha aiutata enormemente a coltivare sempre più fiducia in me stessa. Ho avuto anche compagni di squadra straordinari che hanno fatto una grande differenza.
Ricordo con piacere una delle mie migliori sessioni di qualifica: in quell'occasione i miei compagni mi aiutarono molto, perchè riuscimmo a realizzare in pista a una strategia preparata in anticipo. Esperienze come questa ti fanno capire quanto sia importante avere le persone giuste intorno a te. Quando loro credono in te, diventa più facile farlo a tua volta e quel sostegno è stato particolarmente prezioso nel momento del passaggio dalla OK Senior alla KZ2.
Il passaggio dal karting alle monoposto rappresenta un cambiamento importante. Qual è stato l’adattamento più difficile?
La sfida più grande è stata capire quanto la Formula 4 sia esigente. Devi prestare molta più attenzione a ogni aspetto della tua guida e rimanere concentrata in ogni momento.
Nel karting, una volta acquisita esperienza, la guida diventa più istintiva. Arrivi in pista sapendo già cosa devi fare in ogni curva. In Formula 4, invece, c’è molto più da analizzare. Devi studiare attentamente dati e onboard, valutare le condizioni, la strategia degli pneumatici e la posizione in pista, oltre a comprendere come fattori tecnici e ambientali come l’aerodinamica influenzino la vettura. Devi lavorare costantemente su frenata, accelerazione e punti di inserimento in curva.
In KZ2, ad esempio, puoi affidarti molto di più all’istinto, lanciando il kart in curva e mantenendo velocità. Con una monoposto serve invece un approccio molto più analitico. Anche il gareggiare ruota a ruota rappresenta una sfida diversa, soprattutto quando si tratta di correre molto vicini ad altre vetture e trovare opportunità di sorpasso. Nel complesso, adattarmi a questo nuovo ambiente è stata la parte più difficile della transizione.
Hai guidato la stessa vettura Tatuus, la T-421, in configurazioni diverse e in tre campionati differenti. In che modo questa esperienza ha contribuito alla tua crescita come pilota?
Ho guidato la Tatuus T-421 nella Formula 4 spagnola, nella Formula 4 italiana e in F1 Academy, e ogni campionato ha una configurazione leggermente diversa. Le vetture utilizzano sistemi frenanti differenti e la F1 Academy ha anche regolazioni e setup leggermente più limitati.
Adattarsi a queste differenze può essere impegnativo, ma considero tutto questo una preziosa opportunità per sperimentare, ampliare le mie competenze e imparare a performare in condizioni diverse. Ogni esperienza ti insegna qualcosa di nuovo.
Tra le tre versioni, credo che la mia preferita sia quella della Formula 4 spagnola. È la vettura con cui ho percorso più chilometri e probabilmente quella che conosco meglio, ma è sicuramente una delle macchine che mi sono divertita di più a guidare.
Hai iniziato nel karting con Birel e oggi gareggi con una Tatuus motorizzata Autotecnica Motori. Hai quindi vissuto diverse realtà dell’ecosistema Korus Group. Cosa significa per te crescere all’interno di una comunità che può accompagnare un pilota dal karting alle corse automobilistiche?
Sono ancora in contatto con alcune persone del karting e quest’anno avevo anche valutato la possibilità di disputare qualche gara con Birel, anche se il calendario era piuttosto intenso. Certo, oggi non posso dire di avere lo stesso contatto diretto e frequente degli scorsi anni, ma sento che tutto ciò che ho imparato con Birel continua ad aiutarmi nelle monoposto.
Nel karting passavamo molto tempo a discutere il setup dopo ogni sessione, imparando a comprendere il comportamento del kart e a fornire il miglior feedback possibile. Questa esperienza è stata estremamente utile in Formula 4, dove il setup è altrettanto importante e chiaramente più complesso.
Ora che gareggio con un nuovo team nella Formula 4 spagnola, devo essere il più precisa e dettagliata possibile nel descrivere ciò che sento in pista. Su una vettura ci sono molte più variabili regolabili rispetto a un kart, quindi una buona comunicazione è fondamentale.
Daniel mi ha anche insegnato a guardare oltre la mia guida e a concentrarmi su ciò che percepisco dal veicolo ed è una lezione che porto sempre con me. Comprendere queste sensazioni e saperle comunicare chiaramente è essenziale per aiutare il team a trovare il setup corretto e migliorare le performance.
Correre come Wild Card in F1 Academy a Zandvoort ti ha permesso di vivere un weekend di Formula 1 dall’interno del paddock. Che esperienza è stata?
È stato un weekend fatto di alti e bassi e il risultato finale non è stato quello che speravo. Nonostante questo posso dire che è stata un’esperienza incredibilmente preziosa. Nel corso del weekend sono passata dal pensare di poter partire in prima fila al dover completamente resettare la mia mentalità e prepararmi a una gara in cui l’obiettivo diventata rimontare posizioni.
L’atmosfera era davvero speciale, dai tifosi fino all'ambiente del paddock e lavorare con un team così professionale è stata una grande opportunità di apprendimento, che mi ha dato molta fiducia per il ritorno in Formula 4 spagnola. Guardando al futuro, considero quel weekend una preparazione importante per il prossimo anno, nel quale spero di ottenere un sedile a tempo pieno in F1 Academy.
Il momento più significativo è stato sicuramente la qualifica. Le condizioni erano estremamente difficili: all’inizio pioveva intensamente, con pista completamente bagnata e molta acqua sollevata dalle vetture. Verso la fine della sessione abbiamo dovuto decidere se passare dalle gomme rain alle slick e io ho effettuato il cambio piuttosto tardi.
Concludere la qualifica in settima posizione e poi ottenere un secondo posto nella gara a griglia inversa è stato un risultato molto positivo, soprattutto perché non avevo mai guidato su quel circuito sul bagnato né affrontato quelle condizioni specifiche con una Formula 4.
Scendere in pista davanti a un pubblico così numeroso, assumermi quel rischio e vedere che la scelta aveva funzionato è stato un momento davvero speciale. Sono orgogliosa del fatto che le mie capacità siano state messe alla prova e di essere riuscita a rispondere presente quando contava davvero.
La T-421 motorizzata ATM è una vettura che ha contribuito alla crescita di talenti come Kimi Antonelli. Che significato ha per te?
Credo che avere telai e motori simili nei diversi campionati di Formula 4 rappresenti un grande vantaggio per i piloti. Ci permette di costruire sulle esperienze acquisite e trasferire quanto imparato da un campionato all’altro.
Sapere che così tanti piloti di Formula 1 e talenti del motorsport hanno seguito questo stesso percorso è una grande motivazione. Anche loro hanno dovuto adattarsi a una nuova vettura, imparare nuove tecniche e lavorare per ottenere risultati, proprio come stiamo facendo noi oggi.
Vedere piloti che hanno percorso queste categorie è una fonte di grande ispirazione. Kimi Antonelli, in particolare, è un esempio incredibile. Vederlo protagonista in Formula 1 è davvero straordinario.
Ho anche gareggiato nel campionato italiano dove lui aveva corso prima di me ed è un collegamento piccolo ma significativo. Per piloti come me, questi esempi ricordano che siamo sulla strada giusta e che continuare a lavorare duramente può aprire nuove opportunità.
Sempre più ragazze guardano al motorsport come a una possibile carriera. Quanto è importante per te far parte di questo cambiamento?
È molto importante, perché quando correvo nel karting c’erano pochissime ragazze nelle categorie più competitive e spesso ero l’unica. Questo a volte rendeva difficile trovare la motivazione per credere che una donna potesse davvero costruirsi una carriera nel motorsport.
Oggi, grazie alla F1 Academy e alla presenza di un numero crescente di donne nelle formule junior, credo che le ragazze abbiano molti più esempi a cui ispirarsi. Sono davvero felice di poter far parte di questo cambiamento e di avere l’opportunità di essere un modello positivo.
Il mio percorso dimostra che il progresso è possibile, anche quando le cose non vanno come previsto all’inizio. Ho iniziato nel karting nazionale, faticando persino a qualificarmi per finali e prefinali. In seguito sono riuscita a qualificarmi per un Campionato del Mondo KZ2, e oggi gareggio in Formula 4 e durante i weekend di Formula 1 grazie alla F1 Academy.
Spero che la mia esperienza possa mostrare ad altre ragazze che anche quando un obiettivo sembra lontano c’è sempre spazio per migliorare e continuare a crescere. Essere in grado di ispirare la prossima generazione significherebbe moltissimo per me.
Infine, cosa diresti a una giovane ragazza che oggi sta pensando di muovere i primi passi nel motorsport?
Le direi di credere in sé stessa. Se credi nelle tue capacità, dimostri alle persone che ti circondano il tuo impegno e continui a lavorare duramente, anche loro inizieranno a credere in te. Questo può aiutarti a ottenere il supporto e le opportunità necessarie per crescere come pilota.
L’ho vissuto personalmente: quando ho avuto il giusto sostegno e gli strumenti necessari per migliorare, sono riuscita a ottenere i miei migliori risultati. Avere persone che credono in te può fare davvero la differenza.
Soprattutto, le direi di divertirsi. Il motorsport può essere duro, ma è anche pieno di adrenalina e di momenti incredibili che ripagano tutti i sacrifici. È importante rialzarsi dopo un weekend difficile, imparare dagli errori e tornare pronti a riprovarci.


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